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sabato 30 gennaio 2010

Salutiamo i nostri lettori. Ciao, piccoli e grandi Jerome D. Salinger .



Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.”

Chi non avrebbe mai voluto iniziare con quest’attacco? Chi, scrittore, lettore o spettatore, non avrebbe voluto viverla davvero questa situazione? Mentre noi iniziamo questa nuova avventura come punto d’incontro di opinioni su cinema, musica e letteratura, ci piace cominciare con il ricordo di te, in una domenica fiorentina forse uggiosa ma per niente nostalgica. In una crisi economica che non ci abbatte.
Perché ti stiamo per chiamare al telefono, dovunque tu sia, caro Jerome D. Salinger. No, non per chiederti se Dio possa ammettere donne nel nostro college.
Siamo usciti da tempo dall’Università in un’epoca di incertezza che tu avresti potuto raccontare, se non avessi deciso – a soli 35 anni – di congedarti dal mondo lasciandoci tutti con il dilemma su dove fossi finito.
Come ha scritto qualcuno, nell’era del sequel, degli ultimi baci che però non sono gli ultimi e in cui un Rambo ormai vicino alla pensione rischia di spezzarsi il collo, noi ritenevamo di avere il sacrosanto diritto di sapere cosa avrebbe fatto Holden a diciotto anni, a venticinque, a quaranta. Difficile rassegnarsi a conoscere tutto (troppo) di te prima ancora di leggere il tuo libro d’esordio, Il giovane Holden, e invece non poter sapere nulla o quasi di uno scrittore che ha cambiato il modo stesso di fare letteratura.

Rimaniamo come te: ingenui, citazionisti, buffi e menefreghisti. Un po’ come Holden Caulfield avremmo potuto scrivere, nel giorno della tua morte (nella nascita di questo nostro blog), che la frase di cui sopra era nostra: ma tutta la rete e i media parlano di te. Ti stiamo scrivendo per bocca di altri, ci stiamo facendo angeli, mediatori.

Rispondi al telefono, fottuto libertario! Perché non hai più scritto? E se lo hai fatto, perché forse farai uscire i tuoi racconti da postumo? E perché a quel giudice che, in una famosa causa legale contro una stampa impicciona, ti domandò qual’era il tuo mestiere, tu rispondesti “mi occupo di narrativa”?
Con quella tua bella spocchia ci ricordi proprio i personaggi “adulti” di The Catcher in the Rye (Il giovane Holden) quando provarono a convincere quell’impertinente di Holden a tenere una condotta più responsabile, ma lui non volle starli a sentire, quei matusa. Ed è per questo, in fondo, che ti abbiamo amato. Per il gusto dello sberleffo, per il fastidio nei confronti di chiunque volesse mettersi in cattedra, dirgli cosa fare, tirare una linea tra bene e male o presentargli una “visione del mondo” bella e preconfezionata.

Eri come un nostro cantante italiano un po’ beat, Lucio Battisti, chiuso nel suo reality senza show. E tutte le nostre domande un po’ “stupide” da adolescenti e fan rimangono senza risposta.
La domanda, a questo punto, è un’altra: perché domandarselo ancora? Nell’epoca della curiosità globale. Si, vivevi nel New Hampshire, forse tra le galline. Ma perché aprire la tua porta?
Ce l’hai fatta. Glielo hai messo in quel posto! Sì, vecchio Jerome D. Salinger, ce l’hai fatta contro tutti coloro che, veri e propri Fabrizio Corona ante litteram dell’informazione, sono rimasti a spiarti con una macchina fotografica e un taccuino tra le mani, confidando che prima o poi ti saresti potuto tradire in un’emozione, un ripensamento, un’opinione, una presa di posizione. Su cosa poi? Su cosa ti avrebbero intervistato? Sulla nuova Sanità in America? O sulla riforma scolastica?
Niente. E allora non rimaneva che arruolare il giovane Holden.

Ci piace salutarti così, caro Jerome D. Salinger, come la fine di The Catcher in the Rye, il battitore della segale, o il terzino della grappa…titolo intraducibile, meglio Il giovane Holden:

Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti.”
Noi iniziamo a raccontare. Proprio come te.
Ti sia lieve la terra.

5 commenti:

  1. All'inizio pensavo che IL GIOVNE HOLDEN fosse solo un libro per maschietti. Invece poi col tempo mi sono ricreduta. C'è da capire molto sulla crescita di un uomo e come o cosa avrebbe voluto vivere.

    Giulia M.

    p.s. ma fate anche recensioni cinematografiche?

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  2. Certo, Giulia. Continua a seguirci. Noi faremo quello che possiamo, per coinvolgere la rete. Aspettiamo anche la linea editoriale degli altri autori di questo blog.

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  3. Ecco un link per gli amanti di Salinger. Un'articolo che descrive la sua vita molto newenglandese e pastorale sulla confine di New Hampshire e Vermont: http://www.nytimes.com/2010/02/01/us/01salinger.html?hp

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  4. L'articolo del New York Times che la proattiva di LiveFromTuscany ci ha postato, per chi non conoscesse l'inglese, conferma la solitaria vita di Salinger. Ne rileva però dettagli curiosi. I vicini e gli abitanti del paese lo conoscevano non come l'autore del Giovane Holden ma come un cittadino comune. Come quello che abbassava la testa per ringraziare quando andava a comprare il giornale. Mangiava sempre da solo. Collaborava alle mense solidali della chiesa. Un asociale tra i rispettosi della privacy. Quando qualche giornalista andava a curiosare chiedendo in giro dove fosse la casa dello scrittore, puntualmente la gente del posto dava indicazioni sbagliate se non opposte. E soprattutto, non dava corda agli adulti: parlava solo con i bambini.

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  5. Ecco ancora un'altro articolo sulla vita di Salinger... viene pubblicata una collezione di lettere fra lui e un collaboratore suo: http://www.nytimes.com/2010/02/12/books/12salinger.html?pagewanted=2&hp

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