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martedì 31 maggio 2011

L’ESSENZIALE CRUDELTA’ DELLA PURA VITA





THE TREE OF LIFE di Terrence Malick

Il padre padrone Brad Pitt perde l’adorato figlio diciannovenne cresciuto a pane, botte, disciplina e amore patriottico. Il trauma scuote dalle fondamenta l’americana famiglia profondamente cattolica, portando ogni singolo individuo del suo nucleo a chiedersi quale dio abbia permesso il verificarsi di tale tragedia. Ma, nell’incedere del passaggio dei giorni che scandiscono la nostra presenza sulla Terra, l’uomo è un essere troppo piccolo per pretendere d’avere l’attenzione di quella divinità che sembra voltargli le spalle nei momenti più duri, poiché la morte, mera componente dell’esistenza, ci accompagna da quando lo stesso concetto di vita è apparso sul nostro pianeta. Nel frastuono degli interrogativi che si pongono sulla presenza o meno di un dio a controllare le azioni degli uomini, Malik se ne sta in disparte ad osservare l’evolversi della vicenda, senza darci alcuna risposta, senza schierarsi da nessuna parte, ma ricostruendo con kubrickiana perizia l’origine dell’Universo, attraverso memorabili sequenze realizzate con magistrale uso della computer grafica che farebbero invidia ai documentari della famiglia Angela. La domanda si esplica attraverso la lentezza accelerata della narrazione: nel caos ordinato del riciclo di specie che, dagli albori della creazione, passando a grandi linee per i lucertoloni del Jurassico, ci porta fino alla nostra attuale condizione, cosa importa della morte di un semplice individuo, quand’egli fosse pure il giovane figlio di una famiglia bigotta? Sean Penn, il fratello superstite del defunto, se lo chiede ancora adulto mentre vaga smarrito per le vie di una New York distratta, e nessuna risposta, nonostante l’avanzare della modernità, arriva a risolvere il rimosso di quel trauma adolescenziale. Non ci rimane che la disperata ricerca delle ragioni del divino. Sempre che esso esista.

Voto 8/10

Giuseppe Joe Castronuovo

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