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lunedì 26 settembre 2011

Che la carneficina abbia inizio



Carnage di Roman Polanski





"Guarda da vicino" recitava nel 1999 il manifesto di American Beauty, film capolavoro di Sam Mendes che scarnificava la "Bellezza Americana", denudandola dalla maschera del falso perbenismo, per mostrarne la cruda realtà.
Ebbene, l'ultimo Polanski, Carnage, focalizza maggiormente la lente d'ingrandimento per osservare ancora più da vicino e mostrarne dettagliatamente gli aspetti e le sfumature che si celano al di là delle convenzioni sociali.
Due coppie "per bene", conformi e formali apparentemente, si trovano riunite,mediante un artifizio che opera da incipit: chiarire " civilmente" la lite tra i loro figli ,sfociata in una bastonata da parte di Zachary, figlio di un avvocato e di un'operatrice finanziaria, rompendo due incisivi a Ethan, figlio di una scrittrice e un venditore di articoli casalinghi.
Da lì a poco si penetra gradualmente nella vera personalità dei personaggi,a tal punto da assistere al "massacro" verbale del tutti contro tutti, una sorta di maieutica socratica, durante la quale i personaggi si svestono dei loro "abiti" sociali e crollano criticamente in dubbi, incertezze, in problematiche irrisolte che fuoriescono violentemente, liberate dalla "compressione" imposta dalla maschera abituale.
Un film che non annoia affatto, nonostante si svolga interamente all'interno della stessa stanza, un'ora e venti di durata in toto. Non sorprende ,difatti, che sia la trasposizione cinematografica di una piece teatrale, "Il Dio del Massacro".
Un meritata plauso che va all'ottima regia di Polanski e non meno alla bravura interpretativa degli attori, di cui tre premi Oscar.
Un cast sorprendente che si muove in una partita a scacchi introspettiva e beffarda.

Voto 8/10

Paola Vitale e Stefano Tavolo

4 commenti:

  1. Ora sono curioso di andare a vedere una trasposizione teatrale...

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  2. E' curioso e interessante insieme vedere come, alla fine, la complicità genitoriale sia surclassata da quella dei sessi; madre e padre si spogliano del "ruolo" permettendo all'uomo e alla donna di uscire allo scoperto senza maschere. Ed ecco che, improvvisamente, gli uomini si trovano accomunati dal ricordo delle gesta degli eroi adolescenziali e da un bicchiere di scotch mentre le donne -incapaci della coalizione instauratasi tra i rispettivi mariti- si vomitano addosso -e non solo metaforicamente!- la propria aggressività repressa. Non mi piace granché questa visione un po' maschilista della vita sociale ma mi piace molto l'idea di fondo di una ipocrisia borghese, quotidianamente mascherata, che si sbriciola al primo vero tentativo di confronto. Il mio voto è un po' più basso ma resta comunque positivo (grazie anche alla splendida interpretazione degli attori!): 7/10

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