Qui si traduce il nuovo Cinema, i Libri, la loro Musica. Cosa sono i libri se non pellicole di carta?
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sabato 24 luglio 2010

Sogno California...e risveglio



Sogni di Bunker Hill, Einaudi, 2004 (Dreams from Bunker Hill, 1982)


Dal Colorado a Los Angeles, sognando una California a tinte verde dollaro, il giovane italoamericano Arturo Bandini insegue la chimera del successo letterario in seguito al grande salto che da cameriere presso un fastfood di Los Angeles lo porta alle dipendenze del magnate della stampa Heinrich Muller. All’alba del suo ingresso nel giro di coloro che contano, Bandini intraprende dapprima il ruolo scomodo del correttore di bozze per poi entrare nell’aureo olimpo degli sceneggiatori di Hollywood, affiancato ad una stanca e alquanto narcisistica stella cadente del panorama cinematografico locale la cui vita sembra ormai inevitabilmente lanciata sul viale del tramonto di coloro che furono. Avvilito dall’aspettativa tradita di un lavoro dalle sfolgoranti premesse, il giovane scrittore confida almeno nell’amore della proprietaria dell’hotel sito a Bunker Hill presso cui di solito dimora. Ma i sentimenti, come l’arte, sembrano plastificarsi al cospetto di una realtà consunta che vede muoversi i suoi frequentatori perennemente in bilico tra esaltazioni egocentriche di rarefatte personalità e scivoloni drammaticamente accentuati nella disperazione dell’oblio.
L’ultimo romanzo di John Fante, italoamericano del Colorado come l’alter ego di molti suoi romanzi, è un’acuta e alquanto spietata analisi del patinato mondo della Mecca del cinema americano. Il suo personaggio è un antieroe che si muove confuso per le vie di una Los Angeles estraniante che niente sembra concedere all’uomo che per un attimo abbia la ventura di imbattersi nelle retrovie della propria fragilità. Bandini, sognatore di provincia, è anche un tenero vigliacco che in più occasioni tenta di uscire dal lercio pantano in cui si trova improvvisamente invischiato, ma senza mai riuscirci del tutto, perché preda egli stesso del brillante personaggio costruitosi a furia di precipitose scalate alla propria torre d’avorio. Ma Fante, in questo suo testamento artistico, non vuole uscire di scena facendoci ingurgitare ettolitri di stilistica amarezza di stampo new bohemien e decide di concedere al lettore un’ultima speranza di salvezza. Lo fa sottovoce, attraverso il candore infantile di una filastrocca per bambini cui il nostro protagonista si affida per poter riaffacciarsi alle porte dischiuse del sogno americano. Cinico, irriverente e spietatamente sarcastico.

Voto 8/10

Giuseppe Joe Castronuovo

domenica 11 aprile 2010

Domani niente scuola




Chi sono i ragazzi di oggi? Cosa sono? Dove vanno? Che fanno?
Andrea Bajani, classe ’75, curioso di dar un volto e una voce alla generazione sconosciuta di cui tanto si fa un gran parlare, prova a capire meglio il mistero di questi alieni che turbano le nostre coscienze, seguendoli nell’epopea simil biblica della famigerata gita scolastica di fine anno. L’esperimento viene condotto con tre scuole scandagliate in altrettanti punti nevralgici del Paese (Torino, Firenze e Palermo) e coinvolge le classi quinte dei rispettivi istituti superiori. Mete scelte per la trasmigrazione settimanale sono Parigi e Praga. Dopo un timido avvio tra le fila scombinate di studenti festanti, a bordo di autobus trasformati in vecchi pulmini hippie o, a seconda delle circostanze, in dormitori erranti, Bajani scopre, o meglio, riscopre, un universo fatto di gioie e delusioni, piccole speranze e grandi sogni, nuovi slang scanditi al ritmo di brani da Ipod e vecchie preoccupazioni salite al rango di classici intergenerazionali. Ma, soprattutto, svela l’arcano di un mondo in fin dei conti non così distante da quello dei suoi diciotto anni e lo fa con assoluta sincerità, senza cadere vittima dei pregiudizi massmediatici di cui i ragazzi oggi sembrano essere preda.

Quello dello scrittore è uno sguardo lucido, ma divertito, sul futuro della società italiana e sul suo immediato passato (i docenti, amorevoli padri dal piglio frustrato, su cui cade compassionevole e morbida la mannaia dell’analizzatore), al fine di scardinare da qualsivoglia forma di stereotipia l’immagine di una generazione apparentemente tanto distante, quanto controversa. D’altra parte, quale generazione non lo è stata?

Voto 8

Giuseppe “Joe” Castronuovo