Qui si traduce il nuovo Cinema, i Libri, la loro Musica. Cosa sono i libri se non pellicole di carta?
Cos'è la musica se non immagini che ci fanno vibrare?
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lunedì 13 settembre 2010

Adieu, Chabrol

La 67° Mostra del Cinema di Venezia si è conclusa. Con la giuria presieduta da Quentin Tarantino. Arriveranno presto su questo blog recensioni sui film partecipanti che ci hanno stupito, recensioni dettate come sempre dal reale gusto di noi spettatori e non da stimoli pagati dai distributori, come spesso accade. Ma ai vincitori premiati grazie a ex conflitti di interesse o di amore... preferiamo dunque ricordare per ora la morte di un maestro della Nouvelle Vague, corrente fondata insieme a Godard e Truffaut. Si è spento Claude Chabrol. Quale miglior tributo, lasciandovi ammirare solo inquadrature, sensazioni, colori, luci, parole del maestro.
All'inizio della sua carriera, i suoi film (spesso basati su romanzi di George Simenon) raccontano storie che la Francia ha assurto a storia di un paese; poi con la sua più prolifica attività da sceneggiatore il suo occhio andrà a guardare la provincia il cui apparente conformismo borghese servirà a coprire un vaso di Pandora, colmo di vizi e odi.

Classico esempio in GRAZIE PER LA CIOCCOLATA

Fu l'elogio della lentezza come ne IL FIORE DEL MALE

La blasfemia e lo scandalo per il trattamento delle donne ricevuto in alcune epoche e situazioni religiose, come in UN AFFARE DI DONNE

Il minimalismo simbolista ne LE CERBIATTE

L'attualità della farsa come ne LA COMMEDIA DEL POTERE

La psicologia dei pruriti ne UNA MOGLIE INFEDELE

Il dialogo spiazzante ne LE DONNE FACILI

E voi cosa vi ricordate di Claude Chabrol? Lo avete studiato? Visto e mal digerito?

mercoledì 2 giugno 2010

PANE E CIOCCOLATA con Nino Manfredi

Che ci fa un italiano in Svizzera? Ci lavora duro o ci porta i soldi. L'emigrato Manfredi appartiene alla prima categoria. Cameriere nella linda e pulita confederazione elvetica, compierà l'efferato crimine di orinare in pubblico perdendo poi il lavoro e permesso di soggiorno. Comincia così una vita di clandestinità aiutato dai connazionali condannati a vivere come le bestie e dormire accanto le galline, ed a osservare da lontano i loro padroni giovani e biondi come semidei wagneriani. Il nostro piccolo eroe non ci sta. Prova a cambiare belle ossigenandosi i capelli e vestendosi da "ariano" per sfuggire all'identikit del terrone. Ma più che l'abito poté il calcio e la maglia azzurra. Finisce picchiato e umiliato. Il ritorno a casa non è la via giusta: sul treno i soliti emigranti cantano il pane, l'amore e il sole a suon di mandolino, ma sono un prezzo troppo altro e una carta d'identità troppo ingombrante. Meglio il lavoro in Svizzera. Non torna a casa ma si ostinerà a cercare un lavoro da cameriere, lo troverà presso la casa un ricco italiano fallito (un grande Johnny Dorelly) che ama svegliarsi a suon di schitarrate. Con un amaro risveglio.
Angosciante e grottesco, surreale e picaresco, il film è una commedia amara sul valore perduto dell'identità. La solitudine del protagonista, cittadino sperduto, esule senza dignità. Cucito addosso a Manfredi, che non perde una sfumatura, da un Brusati alla sua prova più convincente, sceneggiatore regista, che tiene in equilibrio una miscela acida di umorismo, malinconia e pietas.
Voto 9/10